Il grande salto dell’Isola di Pentecoste

Come pratica rituale, come prova di coraggio, e anche come puro e semplice spettacolo, il “tuffo terrestre“,o il grande salto, cui si esibiscono gli abitanti del villaggio di Bunlap (nell’isola di Pentecoste, nel Pacifico) è qualcosa che non ha eguali in tutte le altre isole dei Mari del Sud. Bunlap si trova su un ripidissimo pendio in faccia al mare, nella parte sudorientale dell’isola, che appartiene al gruppo delle Nuove Ebridi (dal 30 luglio 1980 sono stato indipendente col nome di Vanuaatu).

Dopo un volo ben riuscito il tuffatore allarga le braccia felice mentre gli amici lo sollevano e le donne lo attorniano ammirate

Leggenda del “grande salto”

C’è una leggenda che spiega le origini del “grande salto“. C’era una volta un uomo che aveva una moglie, e la trattava male. Lei scappò diverse volte, ma lui riusciva sempre a riprenderla. Finalmente, una volta riuscì ad arrampicarsi in cima a un albero altissimo. Il marito, che l’aveva vista, le corse dietro arrampicandosi anche lui sull’albero. Ma lei, di nascosto, si era legata con delle liane alle caviglie, così, non appena lui fu arrivato in cima all’albero e fece per riprenderla, lei saltò giù. Vedendo che non si era fatta niente, anche il marito si buttò e restò morto sul colpo.

Gli uomini dell’isola di Pentecoste

Una importante tradizione per tutti

Lo spirito del “grande salto” si mantiene ben vivo lungo tutto l’arco dell’anno. Per esempio, un canto che vi allude è cantato allorché una canoa di nuova costruzione viene varata in mare. Specialmente i ragazzi, poi, lo sentono molto, e giocano al gioco del “grande salto” continuamente. Fingendo di gettarsi dalla torre del “gran salto“, si gettano in acqua da un trampolino. Si costruiscono delle torri di lancio in scala ridotta, alte da un metro a due e mezzo, complete di piattaforme. Dopo invitano le ragazze a cantare e a fischiare in segno d’incoraggiamento, e incominciano a mimare la cerimonia del “grande salto” lasciando cadere un pezzo di legno dalle varie piattaforme. Oppure, i piú piccoli si gettano dalle spalle dei padri nella posizione del “grande salto”,mentre il padre li tiene per le caviglie.

Un aiuto moderno

La costruzione di una torre per il “grande salto” è stata rivoluzionata dall’uso di asce e machete, che hanno completamente rimpiazzato gli utensili di pietra affilata. Nei tempi passati, per servire da torre veniva scelto un albero alto e robusto, solitamente un baniano (Ficus benghalensis). Per completare la torre e le piattaforme di lancio ci voleva più di un mese di lavoro. Adesso bastano due settimane. La costruzione di ciascuna piattaforma di lancio è affidata all’uomo o al ragazzo che ne farà uso. Di solito, egli viene assistito da fratelli e amici, ma la responsabilità resta sua. Il lavoro delle piattaforme comincia quando il corpo della torre è terminato.

Due assistenti legano le funi di liane alle caviglie di un giovane di Bunlap che si accinge allo spettacolare tuffo

La preparazione al salto

Quando la piattaforma è in posizione, ogni costruttore si sceglie due liane per saltare, assicurandole saldamente alla piattaforma e lasciandone penzolare l’altro capo in basso. Se si vuol dare prova di coraggio, questa estremità deve arrivare a sfiorare il suolo. Il candidato al tuffo misura quindi con estrema attenzione la lunghezza della liana, e ne taglia via il soprappiù. Poi le estremità inferiori delle due liane vengono ridotte a strisce, e lasciate penzolare finché sia venuto il momento del lancio. Quando gli uomini sono pronti, le liane vengono tirate
su e strette attorno alle caviglie del saltatore. Diversi giorni prima del lancio, la zona antistante la torre viene ripulita da tutta la vegetazione, tutti i tronchi vengono rimossi, e l’area di atterraggio viene ammorbidita rivoltando il terreno con il machete.

Il tuffatore oscilla come il peso di un pendolo, dopo aver sfiorato il terreno. Talvolta le liane si spezzano ma dopo aver frenato la caduta

Rituali prima del salto

La notte prima del lancio la maggior parte degli uomini si trattiene presso la torre e provvede ad ammorbidire ulteriormente la zona frantumando tutte le zolle fino ad una profondità di oltre venticinque centimetri. Nel contempo, si fa la guardia affinché nessun “untore” venga a sistemare oggetti malefici nel terreno, che potrebbero spezzare gli arti dei tuffatori. Quando qualcuno è pronto a saltare, la danza si fa più intensa mentre canti e fischi aumentano di tono per infondere coraggio al saltatore, talvolta a richiesta di quest’ultimo. Quando un uomo è pronto al salto, si separa dai danzatori, si arrampica sulla torre e raggiunge la sua
piattaforma, dove lo attendono due assistenti.

Fanciulle in sottana di paglia osservano il tuffo di un ragazzo di dodici anni. L’impresa viene considerata ben riuscita quando la testa del tuffatore sfiora il terreno senza riportare danni.

Il momento è arrivato: la paura

Spesso a questo punto lo prende il panico e qualcuno si mette a tremare. Ma può ritirarsi senza vergogna, e un altro prenderà subito il suo posto. Quando è pronto a saltare.. si fa un gran silenzio. Talvolta il saltatore pronuncia un breve discorso durante il quale è libero di parlare di tutto ciò che lo interessa o lo preoccupa.

Al termine del discorso, riprendono le danze, i canti e i fischi, al massimo livello d’intensità e di entusiasmo. Allora il saltatore trae alcune foglie dalla sua cintura e le affida al vento. Se una ragazza ne afferra una, significa che vuole andare a letto con lui.

La torre del salto ultimata.

Il “Grande Salto”

Al momento di lanciarsi, l’uomo batte le mani sul proprio capo diverse volte, stringe i pugni e si stringe le braccia contro il petto. Poi arcuando la schiena sporge i piedi dalla piattaforma tentando di restarvi in equilibrio il più a lungo possibile, dandosi delle piccole spinte in avanti a ogni frazione di secondo. Finalmente si tuffa con la testa verso il basso. Appena con questa sfiora il terreno le liane scattano tendendosi al massimo, mentre i supporti della piattaforma si spezzano e la torre si inclina leggermente in avanti. Tutto ciò serve ad assorbire l’urto. Se la lunghezza delle liane è stata calcolata esattamente la testa del saltatore sfiora appena il suolo prima di risalire descrivendo un elegante arco.

Niente mogli grazie..

Appena il corpo del saltatore è fermo, alcuni assistenti corrono a tagliare le liane liberando le caviglie, e tutto il suo clan lo circonda in trionfo, comprese le donne
ma non la moglie, perché, se venisse anche lei, farebbe davanti a tutti la figura ridicola di essere ansiosa di tornare ad avere rapporti sessuali con lui. Talvolta una o entrambe le liane si spezzano nel momento di massima tensione, ma non senza assorbire egualmente l’urto. Alcuni saltatori si feriscono leggermente, di solito per uno strappo muscolare.

Il momento del lancio

Significato del “Grande Salto”

La cerimonia del “grande salto” è strettamente associata al ciclo agricolo dell’igname. Gl’indigeni credono che il “grande salto” garantisca un buon raccolto.

Curiosità

L’isola fu scoperta il 22 maggio 1768 dall’esploratore francese Louis Antoine de Bougainville e deve il suo nome alla festività che ricorreva il giorno in cui fu avvistata da James Cook nel suo viaggio nelle Nuove Ebridi nel 1774.

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