Il Papiro di Ani – Il Libro dei Morti

Il Papiro di Ani è un papiro manoscritto in geroglifici corsivi del periodo della XIX dinastia dell’antico Egitto ed è la versione più conosciuta del Libro dei morti. Fu scoperto in una tomba di Tebe nel 1888 e acquistato l’anno successivo dal British Museum.

Isis, Nephthys, e i babbuini
Isis, Nephthys, e i babbuini adorano il disco solare che si alza nel cielo

Ani il committente

E’ detto di Ani poichè il libro dei morti egiziano era prefabbricato in laboratori specializzati nella produzione di oggetti e testi funerari. I passaggi destinati al nome del defunto, lasciati vuoti, sarebbero stati compilati al momento dell’acquisto del committente, in questo caso appunto da Ani.

Osiride presenta Ani ad Horus
Osiride presenta il defunto Ani ad Horus

Il Libro dei morti è un antico testo funerario egizio, utilizzato dall’inizio del Nuovo Regno (1550 a.C. circa) fino alla metà del I secolo a.C. Il titolo originale del testo è traducibile come Libro per uscire al giorno o Libro per emergere nella luce. “Libro” è il termine che più si avvicina a indicare l’intera raccolta dei testi. Si compone di una raccolta di formule magico-religiose che dovevano servire al defunto come protezione e aiuto nel suo viaggio verso il Duat, il mondo dei morti, che si riteneva irto di insidie e difficoltà, e verso l’immortalità. Fu composto da vari sacerdoti egizi nell’arco di un millennio, indicativamente a partire dal XVII secolo a.C.

Formula 151 del papiro di Ani.

Formule rituali

Il papiro di Ani è composto di una serie di singoli testi accompagnati da illustrazioni.
Le formule finora conosciute sono 192, anche se nessuno dei manoscritti scoperti fino ad ora le contiene tutte. Esse servivano a differenti scopi rituali: alcune avrebbero dovuto infondere nel defunto una conoscenza mistica dell’aldilà oppure identificarlo con le divinità.

Il viaggio negli inferi

Una volta superate o eluse le insidie del Duat, il defunto sarebbe stato sottoposto a giudizio mediante il rituale della “pesatura del cuore” (psicostasia) descritto dalla lunghissima Formula 125. Lo spirito sarebbe stato accompagnato dal dio Anubi al cospetto di Osiride, dove avrebbe dichiarato di non essere colpevole d’alcuno dei “42 peccati” contro la giustizia e la verità. Il cuore del defunto sarebbe poi stato pesato su di una bilancia a due piatti: un piatto per il cuore, l’altro per la piuma di Maat. Maat era la dea che personificava la verità, la giustizia, la rettitudine e l’ordine del cosmo ed era spesso simboleggiata da una piuma di struzzo.

Ani si inginocchia davanti ad Osiride
Ani si inginocchia davanti ad Osiride

Parole e magia

Nella concezione egizia, ogni volta che il defunto avesse recitato una delle formule ne sarebbe divenuto, automaticamente e magicamente, l’autore: in quel momento ciascuna formula sarebbe stata “vivificata” dal potere magico e creatore che gli Egizi attribuivano alla parola. I testi e le immagini del libro dei morti erano magici e religiosi allo stesso tempo: pregare gli dei e compiere incantesimi erano, per gli Egizi, la stessa cosa.

la psicostasia
Osiride, Thot, Anubi, Maat e la psicostasia, da un Libro dei morti (N 3096) al Museo del Louvre, Parigi.

«Mio cuore, mia madre! Mio cuore per cui io cominciai a esistere! Che nulla possa, durante il (mio) giudizio, levarsi ad oppormisi; che non via sia opposizione contro di me al cospetto dei prìncipi sovrani; che non vi sia, da parte tua, divisione da me al cospetto di colui che tiene la Bilancia! Tu sei il mio ka, l’abitatore del mio corpo; il dio Khnum che assembla e rinforza le mie membra […]»


(Libro dei morti, Formula 30B — dalla traduzione di Budge)

Se il cuore e la piuma si fossero eguagliati, allora le divinità si sarebbero convinte della rettitudine del defunto, il quale avrebbe perciò potuto accedere alla vita eterna. Ma se il cuore fossero risultato più pesante della piuma di Maat, allora un mostro terrificante di nome Ammit, la “Divoratrice”, l’avrebbe divorato distruggendo lo spirito del defunto.

Il mostro Ammut
Il mostro Ammut

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