Abu Simbel – Il salvataggio dalle acque

Abu Simbel è un sito archeologico dell’Egitto. Si trova nel governatorato di Assuan, nell’Egitto meridionale, sulla riva occidentale del Lago Nasser, circa 280 km a Sud-Ovest di Assuan per via stradale. Il complesso archeologico del sito è composto principalmente da due enormi templi in roccia, detti templi rupestri ricavati dal fianco della montagna dal faraone Ramses II nel XIII secolo a.C. Vennero eretti per intimidire i vicini Nubiani e per commemorare la vittoria nella Battaglia di Qadesh. Tra i molti monumenti eretti dal faraone Ramses II il grande tempio di Abu Simbel è generalmente considerato il più imponente e il più bello.

Il tempio di Ramses II
Il tempio di Ramses II

La scoperta

Il sito archeologico fu scoperto il 22 marzo 1813 dallo svizzero Johann Ludwig Burckhardt. Era quasi completamente ricoperto di sabbia e fu violato per la prima volta il 1º agosto 1817 dall’archeologo italiano Giovanni Battista Belzoni. Nel 1979 è stato riconosciuto come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. La costruzione del tempio iniziò nel 26º anno di regno di Ramses II in occasione del secondo giubileo per divinizzare se stesso.

Decorazione di una sala del tempio
Decorazione di una sala del tempio

La diga di Assuan e il trasloco del Tempio di Abu Simbel

Nel 1960 il presidente egiziano Nasser decise l’inizio dei lavori per la costruzione della grande Diga di Assuan, opera che prevedeva la formazione di un enorme bacino artificiale. Tale grande progetto rischiava di cancellare numerose opere costruite dagli antichi egizi tra cui gli stessi templi di Abu Simbel. Grazie all’intervento dell’Unesco, ben 113 paesi si attivarono inviando uomini, denaro e tecnologia, per salvare il monumento.

Modello che mostra le posizioni dei templi prima e dopo il trasloco
Modello che mostra le posizioni dei templi prima e dopo il trasloco

La proposta Svedese per salvare Abu Simbel

Vennero formulate numerose proposte a tale scopo e quella che, infine, ottenne maggiori consensi fu quella svedese. Prevedeva di tagliare, numerare e smontare blocco per blocco l’intera parte scolpita della collina sulla quale erano stati eretti i templi. Successivamente ricostruire i monumenti in una nuova posizione 65 m più in alto e 300 m più indietro rispetto al bacino venutosi a creare.

1º ottobre 1965, il volto di una delle statue di Ramses II viene rimontato
1º ottobre 1965, il volto di una delle statue di Ramses II viene rimontato

I lavori

I lavori durarono dal 1964 al 1968 con l’impiego di oltre duemila uomini, guidati da un gruppo di esperti cavatori di marmo italiani provenienti da CarraraMazzano Chiampo e uno sforzo tecnologico senza precedenti nella storia dell’archeologia. L’impresa costò in totale circa 40 milioni di dollari. La ricostruzione comprese anche l’erezione di una cupola in calcestruzzo armato posta appena sopra il monumento con la duplice funzione di preservare la struttura e di dare forma alla collina artificiale a cui vennero addossati i templi. L’intervento interessò sia il tempio principale dedicato a Ramses II sia quello secondario dedicato alla regina Nefertari.

Cermonia di inaugurazione della fine dei lavori di rimozione e ricostruzione
Cermonia di inaugurazione della fine dei lavori di rimozione e ricostruzione

Orientamento originale

Nel ricostruire i templi, fu mantenuto l’originale orientamento rispetto agli astri e al sole. Ciò garantì, seppur con lo sfalsamento di un giorno, al sorgere del sole, due volte l’anno – il 22 febbraio e il 22 ottobre – di illuminare la camera centrale del tempio maggiore ove troneggiano le quattro divinità sedute: Ptah, Amon, Ramses II e Ra.

Facciata del tempio di Hathor e Nefertari
Facciata del tempio di Hathor e Nefertari

Curiosità

Altri monumenti di minore rilevanza, e di minori dimensioni, anch’essi minacciati dal livello delle acque vennero smontati e donati a vari musei tra cui anche il Museo egizio di Torino.

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Fonte: Wikipedia

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