L’ Ammutinamento del Bounty, una storia incredibile

L’ammutinamento del Bounty, avvenuto nel 1789, è il più famoso atto di sedizione nella storia della marina del Regno Unito. Da esso sono state tratte diverse trasposizioni cinematografiche e un racconto di Jules VerneI ribelli del Bounty.

La missione del Bounty

Era un vascello mercantile armato con quattro cannoni, salpò da Spithead il 23 dicembre 1787, con l’intenzione di raggiungere Tahiti doppiando Capo Horn. L’ordine di partire, arrivato in ritardo rispetto alle speranze del comandante William Bligh, rese di fatto impossibile seguire tale rotta a causa del maltempo. Così, dopo aver tentato per trentun giorni di doppiare il capo, Bligh dovette invertire la rotta e dirigersi verso Tahiti navigando verso est.

 Una copia del Bounty sul lago Michigan, nei pressi di Chicago, 2010
Una copia del Bounty sul lago Michigan, nei pressi di Chicago, 2010

Arrivo a Tahiti

Dopo un lungo e difficile viaggio, Tahiti viene raggiunta e grazie agli ottimi rapporti di Bligh con il re e la regina di Otaheite la nave si riempie di centinaia di piante. Il già piccolo bastimento ne fu completamente invaso. Inoltre i contatti dei marinai e alcuni ufficiali con la popolazione si fanno sempre più stretti, e la libertà sessuale delle donne di Tahiti sconvolge gli uomini. 

Donne di Tahiti sulla spiaggia di Paul Gauguin
Donne di Tahiti sulla spiaggia di Paul Gauguin

Ammutinamento del Bounty

Durante il viaggio di ritorno, parte dell’equipaggio con alcuni ufficiali, tra cui spiccano il secondo ufficiale Fletcher Christian e il guardiamarina Peter Heywood, stanchi della vita di bordo e col pensiero ancora alle fanciulle polinesiane, si ammutinano alle angherie del comandante il 28 aprile 1789. Bligh viene condotto sul ponte ancora in camicia da notte sotto la minaccia di una baionetta puntatagli contro da Christian. Diciassette si ammutinarono, due non si schierarono e ventitré restarono fedeli al comandante. All’ultimo tentativo di Bligh di far cambiare idea al suo sequestratore, pare che Christian rispondesse: «Sono all’Inferno, all’Inferno!» (“I’m in hell, in hell!”).

L'ammutinamento del Bounty
L’ammutinamento del Bounty

Gli ammutinati tornano a Tahiti

Christian e i suoi uomini, una volta preso il comando della nave, abbandonarono il capitano Bligh in una lancia, lunga 7 metri e larga 2, assieme a diciotto membri dell’equipaggio rimastigli fedeli. Fecero dunque vela per Tahiti al grido, come dichiarò Bligh, di “Huzzah for Otaheite” («Urrà per Tahiti»). Alcuni membri dell’equipaggio trattenuti a forza, alcuni per le loro competenze specializzate indispensabili al governo della nave, altri perché la lancia era piena e non poteva imbarcare più uomini. Questi si affrettarono a gridare al comandante la loro innocenza. Bligh, che agli occhi di tutti andava incontro a sicura morte, li rassicurò che non li avrebbe dimenticati.

Rotta del Bounty a Tahiti
Rosso: Rotta del Bounty a Tahiti e al luogo dell’ammutinamento – Giallo: Percorso del Bounty dopo l’ammutinamento, al comando di Christian – Verde: Tragitto della scialuppa di Bligh nel viaggio a Coupang

Fort George

Il Bounty non si diresse subito a Tahiti, ma cercò un’isola su cui fondare una colonia e la individuò in Tubuai. Soltanto dopo gli ammutinati si diressero a Tahiti, dove imbarcarono donne e uomini indigeni per aiutarli nell’impresa di costruire un fortino, cui diedero, in onore al re del Regno Unito, il nome di Fort George. A causa di contrasti con la popolazione locale di Tubuai, decisero dopo votazione di tornare a Tahiti. Otto membri dell’equipaggio decisero di seguire Christian, che avrebbe chiesto, secondo la versione di John Adams, di essere lasciato solo alla deriva col Bounty alla ricerca di un altro luogo dove rifugiarsi.

 L'isola di Tubuai
L’isola di Tubuai

Un impresa incredibile

William Bligh e i suoi diciotto uomini potevano contare su pochi giorni di razioni, quattro sciabole da arrembaggio, una bussola e un orologio da tasca, un quadrante e un sestante rotto e inaffidabile. Non disponeva di carte nautiche, ma di tavole di navigazione, indispensabili per stabilire la posizione. Con queste ridottissime risorse riuscì incredibilmente a raggiungere la colonia olandese di Timor, coprendo cioè 3.618 miglia nautiche (6.700 km) in imbarcazione aperta in quarantasette giorni, un record ancora imbattuto. Bligh, animato da volontà di rivalsa, fu il primo a tornare in Europa con la notizia dell’ammutinamento. Raggiunto il Regno Unito, dove venne aperta un’inchiesta sull’ammutinamento del Bounty, venne assolto dalla corte marziale e continuò la sua fortunata carriera navale.

Ritratto dell'ammiraglio Bligh dipinto nel 1814 dal pittore Alexander Huey e conservato presso la National Library of Australia
Ritratto dell’ammiraglio Bligh dipinto nel 1814 dal pittore Alexander Huey e conservato presso la National Library of Australia

A caccia degli ammutinati

L’HMS Pandora, sotto il comando del capitano Edward Edwards, salpò il 7 novembre 1790 per recuperare i responsabili dell’ammutinamento del Bounty . Giunse a Tahiti il 23 marzo 1791. Alcuni ammutinati erano tuttavia già morti. I quattro uomini che si erano dichiarati leali a Bligh, ma che erano stati costretti a restare sul Bounty, si consegnarono spontaneamente. Altri dieci furono catturati. Tutti, senza distinzioni, vennero rinchiusi in una piccola gabbia approntata al momento sul ponte della nave. Alla gabbia i prigionieri affibbiarono il nomignolo di “vaso di Pandora“. Durante il viaggio di ritorno la nave si incagliò sulla Grande barriera corallina mentre tentava di attraversare lo Stretto di Torres e affondò il 29 agosto 1791. Quattro prigionieri morirono insieme a trentun uomini della ciurma del Pandora.

H.M.S. Pandora
H.M.S. Pandora

L’unico sopravvissuto

John Adams fu l’unico degli ammutinati a sopravvivere. Partito da Thaiti giunse all’isola di Pitcairn, un’isola scoperta da pochissimo le cui coordinate risultavano errate sulle carte di navigazione . Ispirato dalla religione, Adams prese dieci donne e i ventitré bambini da Tahiti sotto la propria ala protettrice e cominciò a educarli con i libri trovati sul Bounty.

L'isola di Pitcairn
L’isola di Pitcairn

La redenzione di Adams

Nel 1808, la nave statunitense Topaz del capitano Folger riuscì a scoprire l’isola scovando i rifugiati. La marina del Regno Unito ignorò la notizia e nel 1814 due sue navi, la Briton e la Tagus, riscoprirono Pitcairn e la sua colonia. Il successo di Adams nell’instillare un profondo senso religioso nella comunità durante gli anni da patriarca indiscusso gli valse l’approvazione della puritana società britannica. La colonia di Pitcairn fu portata ad esempio di come tramite soltanto una Bibbia e un libro di preghiere, anche un fuorilegge potesse convertirsi e costruire una comunità pacifica, serena e invidiabile.

La bibbia del Bounty in mostra alla chiesa di Adamstown (isola di Pitcairn)
La bibbia del Bounty in mostra alla chiesa di Adamstown (isola di Pitcairn)

Curiosità

L’isola Pitcairn è un’isola dell’oceano Pacifico, la seconda per estensione del territorio britannico delle isole Pitcairn e l’unica abitata; su di essa si trova la capitale, Adamstown.

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Fonte: Wikipedia

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