Manoscritto Voynich, il libro misterioso

Il manoscritto Voynich è un codice illustrato risalente al XV secolo. Scritto con un sistema di scrittura che non è stato ancora decifrato, il manoscritto contiene anche immagini di piante che non sono identificabili con alcun vegetale noto. L’idioma usato nel testo non appartiene ad alcun sistema alfabetico/linguistico conosciuto. È stato definito da più parti come «il libro più misterioso del mondo». Il manoscritto è conservato presso la Biblioteca Beinecke di manoscritti e libri rari dell’Università di Yale (Stati Uniti).

ampolle e fiale dalla forma analoga a quella dei contenitori presenti nelle antiche farmacie
ampolle e fiale dalla forma analoga a quella dei contenitori presenti nelle antiche farmacie

Il manoscritto Voynich deve il suo nome a Wilfrid Voynich, un mercante di libri rari di origini polacche, naturalizzato inglese. Lo acquistò dal collegio gesuita di Villa Mondragone, nei pressi di Frascati, nel 1912.  L’Ordine aveva bisogno di fondi per restaurare la villa e vendette a Voynich trenta volumi della biblioteca. Tra questi libri vi era anche quello misterioso, di cui non si conosce l’origine.

Wilfrid Voynich
Wilfrid Voynich

Caratteristiche del manoscritto

Il volume, scritto su pergamena di vitello, è di dimensioni piuttosto ridotte: 16 cm di larghezza, 22 di altezza e 5 di spessore. Consta di 102 fogli, per un totale di 204 pagine. La rilegatura porta tuttavia a ritenere che originariamente comprendesse 116 fogli e che 14 siano andati smarriti. Fa da corredo al testo una notevole quantità di illustrazioni a colori, ritraenti i più svariati oggetti. Proprio i disegni lasciano intravedere la natura del manoscritto, venendo di conseguenza scelti come punto di riferimento per la suddivisione dello stesso in diverse sezioni, a seconda del tema delle illustrazioni.

Dettaglio delle sezioni

  • Sezione I (fogli 1-66): chiamata botanica, contiene 113 disegni di piante sconosciute.
  • Sezione II (fogli 67-73): chiamata astronomica o astrologica, presenta 25 diagrammi che sembrano richiamare delle stelle. Vi si riconoscono anche alcuni segni zodiacali. Anche in questo caso risulta alquanto arduo stabilire di cosa effettivamente tratti questa sezione.
  • Sezione III (fogli 75-86): chiamata biologica, nomenclatura dovuta esclusivamente alla presenza di numerose figure femminili nude, sovente immerse fino al ginocchio in strane vasche intercomunicanti contenenti un liquido scuro.
  • Sezione IV (fogli 87-102): detta farmacologica, per via delle immagini di ampolle e fiale dalla forma analoga a quella dei contenitori presenti nelle antiche farmacie. In questa sezione vi sono anche disegni di piccole piante e radici, presumibilmente erbe medicinali.
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Un mago falsario

Sino agli inizi del 2011 si è ipotizzato che il manoscritto fosse stato creato ad arte come falso nel XVI secolo, per perpetrare una truffa ai danni di Rodolfo II. Secondo tale ipotesi, il truffatore sarebbe stato l’astrologo mago e falsario inglese Edward Kelley aiutato dal brillante filosofo John DeeDee avrebbe introdotto Kelley alla corte di Rodolfo II intorno al 1580. Kelley avrebbe realizzato il testo per ottenere una cospicua cifra o favori dal sovrano Tuttavia la datazione al radiocarbonio conferma la data di creazione fra il 1404 e il 1438.

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Ritratto di Edward Kelley (Michał Elwiro Andriolli, 1882)

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Ritratto di John Dee

Decodifica

L’alfabeto che viene usato, oltre a non essere stato ancora decifrato, è unico. Sono però state riconosciute 19-28 probabili lettere, che non hanno nessun legame con gli alfabeti attualmente conosciuti. Si sospetta inoltre che siano stati usati due alfabeti complementari ma non uguali, e che il manoscritto sia stato redatto da più persone. Imprescindibile quanto significativa in tal senso è poi l’assoluta mancanza di errori ortografici, cancellature o esitazioni, elementi costanti invece in qualunque altro manoscritto.

Dettaglio dell'ultima pagina, f.116v

Dettaglio dell’ultima pagina, f.116v

Studi moderni

Lo studio più significativo in materia resta quello compiuto nel 1976 da William Ralph Bennett, che ha applicato la casistica alle lettere e alle parole del testo, mettendone in luce non solo la ripetitività, ma anche la semplicità lessicale e la bassissima entropia: il linguaggio del Voynich, in definitiva, non solo si avvarrebbe di un vocabolario limitato, ma anche di una basilarità linguistica riscontrabile, tra le lingue moderne, solo nell’hawaiano. Il misterioso autore ha ripetuto gli stessi grafemi del testo più volte in sequenza, così facendo, ha dato l’impressione di aver scritto il testo senza seguire una vera logica.

Dettaglio del manoscritto Voynich in cui sono evidenziate le numerose ripetizioni della stessa parola

Dettaglio del manoscritto Voynich in cui sono evidenziate le numerose ripetizioni della stessa parola

Una lingua scomparsa

Nel febbraio del 2014 Stephen Bax, professore di linguistica all’Università del Bedfordshire, ha pubblicato i risultati della sua ricerca in cui propone la decodifica provvisoria di circa dieci parole, nomi propri di piante e della costellazione del Toro, e quindi di quattordici dei simboli dell’alfabeto del manoscritto. L’opinione di Bax è che il manoscritto non sia cifrato e nemmeno privo di senso com’è stato ipotizzato, ma probabilmente un testo prodotto nell’area del Caucaso, Asia centrale o Medio Oriente cristiano, scritto in una lingua o dialetto estinto, con un proprio alfabeto, anch’esso scomparso.

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