Cristoforo Colombo – Pronti a partire

Quella di Cristoforo Colombo è una storia che tutti, chi più chi meno, conoscono sin da piccoli. La portata della Scoperta delle”Indie” americane fu talmente enorme da potere essere considerata come uno degli avvenimenti più importanti del genere umano. Quella forse meno conosciuta è invece la storia della preparazione di quella straordinaria avventura.

Ritratto postumo di Cristoforo Colombo eseguito da Sebastiano del Piombo, 1519
Ritratto postumo di Cristoforo Colombo eseguito da Sebastiano del Piombo, 1519

Il disegno della rotta

Trasferitosi a Lisbona, dove il fratello Bartolomeo lavorava come cartografo (professione diffusa tra i molti genovesi che all’epoca dimoravano nella città lusitana), fu probabilmente in questo periodo della sua vita che nella mente di Colombo cominciò a prendere forma il disegno della rotta breve per le Indie. Sempre a questo periodo risalirebbe l’incontro tra il navigatore genovese e un naufrago il quale, in punto di morte, tracciò una mappa delle lontane terre oltre oceano che fu d’ispirazione per Colombo.

Primo viaggio nel mar dei Caraibi

Convincere i Finanziatori Reali

Colombo incontrò inizialmente il re Giovanni II di Portogallo nel 1483 e nell’udienza gli chiese la somma necessaria per il suo progetto, ma dopo aver consultato i suoi esperti il Re rifiutò la proposta. Ai primi di maggio del 1486, giunto nella città di Cordoba, incontrò i regnanti di Spagna Ferdinando II di Aragona e Isabella. L’esploratore presentò il suo progetto di raggiungere per mare il Catai e il Cipango. Tra il 1486 e il 1487 una commissione, composta da uomini dotti (letrados), si riunì per vagliare le effettive possibilità di riuscita del viaggio. Essa seguì i reali nella città di Cordova fino a fine anno e poi si trasferì al loro seguito a Salamanca. Il verdetto di quella che venne definita la “battaglia di Colombo” arrivò solo alla fine del 1490 e gli esperti alla fine bocciarono la proposta.

Isabella di Castiglia, detta "la Cattolica",
in un ritratto anonimo del 1490 ca.
Isabella di Castiglia, detta “la Cattolica”,
in un ritratto anonimo del 1490 ca.

Il secondo tentativo

Cristoforo Colombo si recò a Siviglia per un secondo incontro, ma i reali si erano trasferiti a Santa Fe. Colombo li raggiunse e nell’incontro, dove i reali erano propensi ad accettare di finanziare l’impresa, dettò le sue condizioni. Chiese il titolo di ammiraglio e la carica di viceré e “governatore delle terre scoperte” (titolo che doveva essere ereditario), la possibilità di conferire ogni tipo di nomina nei territori conquistati e, inoltre, una rendita pari al 10% di tutti i traffici marittimi futuri. Le richieste furono considerate eccessive e non si fece alcun accordo, per cui Colombo partì, ma venne richiamato e le richieste vennero accettate in caso di riuscita del viaggio. Durarono tre mesi le trattative. Il contratto (Capitolaciones), firmato il 17 aprile 1492, prevedeva cinque paragrafi.

Il Contratto

Nel primo lo si indicava quale Ammiraglio del Mare Oceano, nel secondo lo si nomina viceré e governatore generale di ciò che scoprirà nel Mare Oceano, il terzo gli conferisce un decimo di ogni bene trafficato in quel mare, nel quarto lo nominavano giudice nel caso di dispute che riguardassero sulle sue spettanze, nel quinto poteva disporre di capitali propri entro certi limiti nel traffico con le terre conquistate.

Colombo sbarcato nel Nuovo Mondo. Dióscoro Puebla, 1862
Colombo sbarcato nel Nuovo Mondo. Dióscoro Puebla, 1862

Un somma modesta

La somma necessaria per l’armamento della flotta, pari a 2 000 000 di maravedí, sarebbe stata versata metà dalla corte e metà da Cristoforo Colombo, finanziato da un istituto di credito genovese, il Banco di San Giorgio e dal mercante fiorentino Giannotto Berardi. Si trattava, in realtà, di una somma modesta anche per quei tempi: si calcola, infatti, che quella che si sarebbe rivelata come una delle più importanti spedizioni della storia umana, fu finanziata con una spesa complessiva variabile fra gli attuali 20 000 e 60 000 €. Dopo la firma Colombo lasciò la città il 12 maggio, quando era già deciso il luogo di partenza, Palos. Furono così allestiti tre velieri(caravelle), di cui due – la Santa Maria e la Pinta – dotati di alberi a vele quadre e uno – la Niña – dotato di vela latina.

Le “Navi”

La Santa María (in realtà si trattava di una caracca) stazzava 150 tonnellate e, in qualità di nave ammiraglia, era capitanata dallo stesso Colombo. La Pinta, che stazzava 140 tonnellate, e la piccola Niña, che ne stazzava solamente 100, erano comandate rispettivamente da due armatori di PalosMartín Alonso Pinzón e suo fratello minore Vicente Yáñez Pinzón. Inizialmente solo due navi erano pronte, recuperate senza grosse spese a carico della Corona di Castiglia.

La Pinta, la Niña e la Santamaría
La Pinta, la Niña e la Santamaría

L’ Equipaggio

Si decise che chi avesse partecipato all’impresa avesse sospesa ogni pendenza legale (sia civile sia penale) in carico(quindi anche galeotti). Nel reclutare i 90 marinai, Colombo fu validamente aiutato da Martín Pinzón che godeva di ottima fama nella città. A Martín Pinzón spettava il ruolo di comandante in seconda di Colombo e l’esecuzione pratica del viaggio, mentre a Colombo spettava la guida come condottiero dell’idea. Il pilota della flotta era il cantabrico Juan de la Cosa, proprietario della Santa Maria.

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Fonte: Wikipedia

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