Il Dirigibile Italia – Avventura al Polo Nord

L’Italia fu un dirigibile militare italiano, costruito e completato nell’ottobre del 1927 su progetto dell’ingegnere e Generale del Genio della Regia Aeronautica Umberto Nobile. Il Ministero dell’Aeronautica mise a disposizione della Reale Società Geografica Italiana l’aeronave, nell’ambito di una spedizione scientifica al Polo Nord ideata, promossa e comandata dallo stesso Nobile. Il dirigibile fu quindi battezzato con il nome Italia e partì il 15 aprile con 16 membri della spedizione. Il successivo 25 maggio, dopo aver raggiunto il Polo, l’Italia precipitò sul pack artico. Nell’impatto perse sui ghiacci polari parte della navicella di comando con 10 uomini dell’equipaggio. Gli altri 6 rimasero intrappolati all’interno dell’involucro che andò disperso con il suo carico umano. Dei sei uomini e del dirigibile non si seppe più nulla. La tragedia dell’Italia pose fine all’impiego operativo dei dirigibili militari italiani.

Gli altri 6 rimasero intrappolati all’interno dell’involucro che andò disperso con il suo carico umano. Dei sei uomini e del dirigibile non si seppe più nulla. La tragedia dell’Italia pose fine all’impiego operativo dei dirigibili militari italiani.

 Il dirigibile Italia
Il dirigibile Italia durante l’attracco a Stolp, in Pomerania, una delle tappe intermedie nel viaggio verso il Polo Nord.

Una spedizione scientifica

Il programma di ricerche copriva geografia, geofisica, gravimetria, meteorologia, oceanografia, studio del magnetismo terrestre e della propagazione delle onde elettromagnetiche. Il progetto di Nobile era effettuare 3 voli esplorativi, con partenza e rientro dalla base nelle Isole Svalbard, in modo da riuscire a coprire diverse aree dell’Artico.

L'Italia parte per l'esplorazione artica
L’Italia parte per l’esplorazione artica

I primi due voli

Il primo volo si concluse dopo sole 8 ore, a causa dei problemi per la formazione del ghiaccio sui timoni e delle avverse condizioni meteorologiche. Il secondo volo durò circa 3 giorni e furono percorsi 4 000 km. In totale vennero esplorati 48 000 km² di regioni sconosciute. Vennero compiuti rilievi cartografici su queste regioni, dimostrata l’inesistenza della Terra di Gillis ed effettuate rilevazioni sulla Terra del Nord–Est in cui venne evidenziata l’assenza di ghiacciai. Inoltre venne provato lo scandaglio acustico di tipo Behm per misurare le profondità marine.

Pack artico
Il Pack artico

Il terzo volo

L’obiettivo del terzo volo era di raggiungere il Polo Nord. Per il viaggio vennero caricati, tra l’altro, 270 kg di strumentazioni e materiali scientifici. Sarebbero dovuti sbarcare al Polo per effettuare misurazioni sulla banchisa muniti di una tenda, di una stazione radio campale e di razioni. Il volo iniziò alle 4:28 del 23 maggio. A bordo erano presenti 16 persone più la cagnolina Titina.

Umberto Nobile, capitano del dirigibile italia, e Titina
Umberto Nobile, vestito in uniforme militare in piedi su una porta con il suo cane, Titina

L’incidente

Alle 10:33 del mattino, prima la poppa del dirigibile e poi la navicella di comando del dirigibile urtarono la superficie ghiacciata. Il dirigibile Italia si sfasciò nell’impatto mentre l’involucro del dirigibile resistette. Nello schianto furono sbalzati a terra dieci uomini. I restanti sei membri dell’equipaggio rimasero intrappolati nell’involucro del dirigibile, il quale, alleggerito, lentamente riprese quota e scomparve alla vista. Con l’impatto della navicella di comando, si era sparso sul pack parte del materiale. Una tenda da campo dove i naufraghi trovarono riparo, alcuni strumenti di ricerca e la radio . Tutto ciò consentì agli uomini di sopravvivere sui ghiacci fino all’arrivo dei soccorsi.

Le cause dell’incidente

Le cause dell’incidente restano tutt’oggi dibattute. Nobile stesso non riuscì a dare una spiegazione. Ipotizzò tre cause concomitanti: le incrostazioni di ghiaccio, una perdita di gas a poppa per l’apertura automatica di alcune valvole e, infine, una lacerazione dell’involucro dovuta alla rottura di un tubo dell’armatura.

I soccorsi

Solo il 9 giugno la stazione radio della nave Città di Milano poté intercettare le coordinate dei naufraghi. Quel giorno, sulla tenda, venne tracciato un reticolo di colore rosso con l’anilina destinata alle rilevazioni altimetriche al fine di farla riconoscere dagli aerei dei soccorritori. La luce continua dell’estate artica fece però svanire il colore in pochi giorni, ma l’appellativo di Tenda Rossa era ormai cristallizzato nelle memorie. Ci vollero 48 giorni prima che tutti i superstiti dell’Italia e alcuni dei soccorritori venissero salvati. Nove soccorritori perirono nelle loro ricerche, e tra questi anche il famoso Roald Amundsen, disperso con il suo idrovolante nel corso delle operazioni.

Quattro componenti della spedizione di Umberto Nobile
Quattro componenti della spedizione di Umberto Nobile (da sin.): il navigatore Adalberto Mariano, il cap. Nobile, il comandante della nave appoggio Città di Milano, Giuseppe Romagna e l’altro navigatore Filippo Zappi. Foto del maggio 1928 a bordo della nave Città di Milano.

La ricerca dei dispersi

Abbandonate le operazioni di ricerca ufficiali, un anno dopo la sciagura una nuova spedizione fu attrezzata per cercare i dispersi dell’Italia nella speranza che fossero ancora vivi. La nuova spedizione ebbe il finanziamento privato di alcuni senatori ed ebbe inoltre l’approvazione del Duce Mussolini e finanziamenti del Partito Fascista, oltre che un contributo economico privato di papa Pio XI.

Nuove ricerche

La ricerca del relitto dell’aeronave e dei resti della spedizione, interrottasi all’inizio degli anni Trenta, si ripropone oggi come possibile in forza del notevole sviluppo delle tecnologie di ricerca e del sempre più ampio ritiro dei ghiacci a causa del cambiamento climatico. Nell’estate 2018, la spedizione di ricerca e comunicazione scientifica PolarQuest 2018 ha dedicato una parte delle proprie operazioni ad una visita sui luoghi della caduta del dirigibile e dell’epopea dei soccorsi. In particolare, ha condotto la prima ricognizione sonar “mirata” di una delle possibili aree di presenza del relitto del dirigibile. I dati sono attualmente in fase di elaborazione.

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