Il Tlachtli dei Maya: Uno sport pericoloso!

Il Tlachtli, conosciuto in italiano come palla mesoamericana, palla centro-americana o palla messicana, era uno sport praticato, al momento del suo apice, da quasi tutti i popoli precolombiani dell’America centrale. Oggi sopravvive solo in alcune comunità.

Campo da gioco a Monte Albán
Campo da gioco a Monte Albán

Origine

Le prime testimonianze del gioco ci sono fornite dai Conquistadores, precisamente da Hernán Cortés e i suoi soldati al seguito. Egli osservò che gli autoctoni messicani erano soliti praticare un gioco a loro del tutto sconosciuto che si giocava con una palla di materiale elastico e tuttavia molto pesante. Cortés ne fu così colpito che, nel 1528, decise di portare al re Carlo V una squadra di giocatori di Tlachtli per dare spettacolo in Spagna.


Rappresentazione di un incontro tra squadre di Tlachtli nell’antichità

Un Gioco da duri

Durante la partita erano frequentissime le escoriazioni, le ferite e, in certi casi, vere e proprie mutilazioni, questo anche a causa del pallone molto pesante (circa 2 kg).
Da come ce lo riporta Cortés, il Tlachtli era uno spettacolo molto bello a vedersi, per la sua spettacolarità e la sua originalità tattica. Si basava sul fatto che, in un rettangolo di circa 45×18, due squadre di 10 giocatori (ma il numero poteva variare a seconda delle usanze dei vari popoli) si passassero la palla senza mai farla cadere a terra usando soltanto cosce, spalle, il bacino e la testa.

anello da centrare
Infilare la palla nell’anello vuol dire vincere la partita

Se poi una squadra faceva passare il pallone all’interno di uno stretto cerchio di pietra posto a metà del campo in una posizione sopraelevata, allora quella squadra era dichiarata vincitrice. Cortés ci informa che non era, tuttavia, la squadra a vincere ma solo il fortunato giocatore che aveva fatto passare il pallone nel cerchio e che egli poteva esigere dal pubblico o dalla squadra sconfitta ogni genere di denaro, gioielli e cibo. Se poi a vincere era il capitano, allora a lui si dovevano attribuire i massimi onori.

Se perdi muori

Il dio  Xolotl
Xolotl, an Aztec god, Mexico before 1521, Landesmuseum Württemberg (Stuttgart) Kunstkammer

Non di rado i giocatori della squadra sconfitta venivano sacrificati al dio del gioco Xolotl, per placarne la collera. Ultimamente, si sta indagando circa la possibilità che fosse il capitano della squadra vincente a essere sacrificato, in quanto la morte non era ritenuta una minaccia ma un dono, che permetteva l’avvicinarsi a Dio.

sacrificio
Rituali Maya: Il Sacrificio è visto come dono per avvicinarsi a Dio

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