Pitagora: Genio Vegetariano

Cenni storici su Pitagora

Nato a Samo, tra il 580 a.C. e il 570 a.C. e morto a Metaponto, nel 495 a.C. circa, è stato un filosofo greco antico.

Scultura del volto di Pitagora

A Pitagora figlio di Mnesarco della città di Samo che facendo per primo del “numero” di tutte le cose il principio aprì incalcolabile una via che ancora dura.

Fu matematico, taumaturgo, astronomo, scienziato, politico e fondatore a Crotone di una delle più importanti scuole di pensiero dell’umanità, che prese da lui stesso il suo nome: la Scuola pitagorica.
Di fondamentale importanza matematica fù il noto teorema di Pitagora.

Teorema di Pitagora

Il famoso Teorema di Pitagora

Il suo pensiero ha avuto enorme importanza per lo sviluppo della scienza occidentale, perché ha intuito per primo l’efficacia della matematica per descrivere il mondo

Pitagora e il Vegetarianismo

«Pitagora ed Empedocle avvertono che tutti gli esseri viventi hanno eguali diritti, e proclamano che pene inespiabili sovrastano a coloro che rechino offesa a un vivente.»

Tavola con vegetali

Pitagora è tradizionalmente considerato l’iniziatore del vegetarianismo

Viene tradizionalmente considerato l’iniziatore del vegetarianismo in Occidente grazie ad alcuni versi delle Metamorfosi di Ovidio, che lo descrivono come il primo degli antichi a scagliarsi contro l’abitudine di cibarsi di animali, reputata dal filosofo un’inutile causa di stragi, dato che la terra offre piante e frutti sufficienti a nutrirsi senza spargimenti di sangue; Ovidio lega il vegetarianismo di Pitagora alla credenza nella metempsicosi, secondo cui negli animali vi è un’anima non diversa da quella degli esseri umani.

Diogene Laerzio sostiene inoltre che Pitagora fosse solito mangiare pane e miele al mattino e verdure crude la sera; in più implorava i pescatori affinché ributtassero in mare quello che avevano appena pescato.

Pitagora, particolare della “Scuola di Atene” di Raffaello

Difendiamo e rispettiamo quei corpi che potrebbero ospitare

l’anima di genitori e fratelli, di persone

unite a noi da qualche vincolo, o in ogni caso d’esseri umani;

non imbandiamo carni che ricordino quelle di Tieste.

Che malvagia abitudine contrae, come si dispone a versare

sangue umano, l’infame che col ferro squarcia

la gola a un vitello senza scomporsi ai suoi muggiti!

o che ha il coraggio di sgozzare un capretto che manda

vagiti come un bambino, o di cibarsi di un uccellino

che lui stesso ha imbeccato! Quanto ci vuole ancora

per giungere a un delitto vero? Da qui dove si può arrivare?

Che il bue ari, e se muore sia colpa di vecchiaia;

che la pecora ci fornisca le armi contro i brividi di Borea;

che le caprette ci offrano da mungere le poppe gonfie.

Eliminate reti, cappi, lacci e ogni altra trappola!

Non ingannate gli uccelli con rami spalmati di vischio,

non tendete tranelli ai cervi con spauracchi di piume,

non celate adunchi ami con esche ingannatrici.

Uccidete gli animali nocivi, ma uccideteli soltanto;

astenetevi dal mangiarli e gustate solo cibi incruenti»


dalle Metamorfosi di Ovidio libro XV

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